“Una sola cosa allora volevo: tornare in Africa. Non l’avevo ancora lasciata, ma ogni volta mi svegliavo, di notte, tendevo l’orecchio, pervaso di nostalgia”
(Ernest Hemingway)
Il Kenya è un coacervo di etnie differenti per tradizione e lingua che convivono conservando molto delle proprie origini e culture. Questo appare subito chiaro quando si attraversa il Paese o semplicemente si visita la capitale, Nairobi, dove i colori sgargianti degli abiti e la moltitudine di bambini e giovani non bastano a rappresentare un’effettiva omogeneità socio-culturale. Esistono circa settanta etnie, quattro famiglie linguistiche e diverse confessioni religiose (i cristiani sono la maggioranza, con prevalenza dei Protestanti rispetto ai Cattolici) che originano, in qualche modo, dalla storia del Paese dove si sono succedute la dominazione araba, portoghese e infine britannica – terminata con l’indipendenza a fine del 1963 – che ha lasciato un imprinting abbastanza deciso sull’organizzazione amministrativa e la lingua inglese che, assieme allo swahili, resta quella ufficiale. Il Kenya ti avvolge immediatamente, non appena giungi a Mombasa dall’Europa: ti pervade con i forti profumi speziati del cibo preparato sulla strada, ti avvolge con l’aria calda e umida, ti cattura con i sorrisi della sua gente, ti ammalia con i colori intensi dei banchetti di verdura e frutta esotica lungo le vie polverose; ti seduce con i variopinti Kanga, gli abiti sgargianti delle donne africane che camminano fiere, con le loro improbabili parrucche e con i piccoli neonati sulla schiena o con grossi recipienti gialli pieni d’acqua sulla testa.
Appena usciti dall’aeroporto, ci muoviamo verso sud attraversando la città di Mombasa con le sue strade caotiche e trafficate, animate da variopinti tuk tuk e frenetici Matatu, vivaci e affollatissimi minibus locali, fino a raggiungere il Likoni Ferry che ci permetterà di proseguire verso la meravigliosa Costa Sud del Kenya.
Mombasa, seconda città del Kenya situata sull’omonima isola, è separata dal continente da due piccoli fiumi ed è il più importante porto sulla costa orientale africana. La città fu fondata nell’XI secolo dai mercanti arabi, col nome di Manbasa; rapidamente divenne il principale polo commerciale dell’Africa orientale da cui partivano le esportazioni di avorio e di schiavi.
Dopo secoli di dominio esclusivo dei mercanti musulmani, la città venne poi attaccata dai Portoghesi che, nel 1505, la rasero al suolo sotto il comando di Dom Francisco.
Testimonianza della dominazione portoghese e attrazione principale della parte vecchia è Fort Jesus, la fortezza che domina l’ingresso al porto, straordinario esempio di architettura militare portoghese costruita nel 1593. Oggi il forte ospita un museo che illustra le tradizioni Swahili e le testimonianze della presenza di cinesi, indonesiani, malesi e indiani in città, oltre ad una sala sotterranea dove gli schiavi venivano tenuti prigionieri prima di essere trasferiti verso le coste arabe o nelle piantagioni di chiodi di garofano a Zanzibar.
Passeggiando per la Città Vecchia, si incontrano invece numerosi esempi di architettura islamica con deliziosi balconi e facciate dei negozi in legno decorato. Qui l’atmosfera è permeata dal vociare della popolazione locale e dai rumori provenienti dalle botteghe artigiane. Tra la quindicina di moschee spicca la moschea più antica della città, la Moschea Mandhry, risalente al 1570.
La Moi Avenue è celebre per le sue grandi zanne di elefante in alluminio, simbolo della città.
Giunti al punto di imbarco del ferry siamo pronti per essere traghettati sulla costa sud.
Il ferry è un’esperienza unica: in pochi minuti il traghetto si riempie di auto, motorini e una folla immensa, che ogni giorno si muove tra la città e i piccoli villaggi rurali lungo la costa. Attraversando in soli 10 minuti il Kilindini Harbour, il Ferry raggiunge Likoni da cui sbarcheremo per imboccare l’unica lunga strada costellata di palme, infinite distese verdi con qua e là piccole casette in mattoni d’argilla, che giunge a Ukunda /Diani Beach e prosegue poi sino alla Tanzania.
Poco prima di svoltare per la Diani Road, la strada lunga 2 chilometri che ci condurrà a Diani Beach, incontriamo Ukunda, cittadina in fermento, caratterizzata dal traffico dei tuk tuk e delle motociclette e da un brulichio di persone che si muovono velocemente tra gli innumerevoli negozietti e le bancarelle e si affrettano a pretendere il loro matatu.
Diani Beach, lunghissima spiaggia di sabbia bianchissima e finissima proclamata una più belle dell’Africa, si estende per circa tredici chilometri lungo la costa meridionale del Kenya.
Il fenomeno delle maree, che caratterizza la costa Kenyota, rende il paesaggio mozzafiato grazie alle innumerevoli sfumature tra lo smeraldo e il turchese, alle piscine naturali e alle onde che si infrangono sul reef. Diani Beach non significa solo spiaggia e relax… Diani è la destinazione ideale per chi ama lo sport: paradiso per i golfisti, grazie al Leisure Lodge Golf Club uno dei migliori campi da golf 18 buche dell’Africa orientale; destinazione ideale per gli amanti degli sport acquatici (windsurf, jet ski, diving) e del Kite Surf, grazie alle scuole di Kit con corsi per principianti e avanzati. Noi abbiamo scelto di affittare Villa Bea, una nuovissima villa, elegante, spaziosa con una grande piscina, campetto da calcio, con 4 camere da letto doppie, una dependance, un fantastico cuoco e personale di servizio. Ogni giorno l’appuntamento mattutino è con il fisherman per la scelta del pescato per la cena e poi via in tuk tuk alla spiaggia del The Sands of Nomad, uno dei migliori boutique hotel di Diani.
Dopo qualche giorno di relax sulla spiaggia e tuffi nell’Oceano Indiano, ci siamo avventurati ed entrare in contatto con l’Africa più autentica, già decantata da Hemingway e Karen Blixen nei loro celebri romanzi.
Dopo circa 2 ore di volo da Ukunda si scorge la terra rossa e le sterminate piane del Masai Mara, popolata da innumerevoli elefanti, giraffe, bufali, gazzelle e mandrie di zebre e gnu. Ad accoglierci all’arrivo i rangers del Campo Tendato; le jeep aperte ci conducono nella riserva per un primo game drive, alla ricerca dei Big Five, per poi arrivare nel lodge con la sua atmosfera coloniale, dove tempo sembra essersi fermato.Abbiamo ammirato le sfumature del tramonto africano direttamente dalla nostra tenda, scorgendo famelici coccodrilli e immensi ippopotami assopiti nel fiume Mara, proprio sotto di noi. Dopo cena tutti attorno al boma, il grande fuoco all’aperto, per raccontarci le avventure della giornata e fantasticare sul safari del giorno seguente. Alle prime luci del mattino, caffè in tenda e primo safari all’alba, con la speranza di imbattersi in un leone a caccia o una leonessa con i suoi piccoli leoncini, mentre all’orizzonte, delle coloratissime mongolfiere, si alzano in cielo per la spettacolare esperienza del balloon safari. Sono stati giorni intensi di avvistamenti e silenziose attese fissando la sconfinata prateria africana, le radure e i bush, nella speranza che il Re della Foresta o un elegantissimo ghepardo possano apparire regalandoci emozioni fortissime ed uniche, che rimarranno indelebili nella nostra anima.
Indirizzi:
Resorts
THE SANDS AT NOMAD
THE SANDS AT CHALE ISLAND
Private Villa
VILLA BEA – Diani Beach Road – Diani
Lodge – Masai Mara
ANGAMA MARA
COTTARS – 1920 Camp and Villas
ELEWANA CAMP & LODGES
GOVERNORS CAMP












