Singapore prende il nome da un leone ma probabilmente si trattava di una tigre…
Si narra infatti che un Principe malese, sbarcato nell’isola dopo una navigazione avventurosa, si fosse imbattuto in un leone e, riconoscendolo simbolo di buona sorta, avesse chiamato quel luogo Singapura (in sanscrito letteralmente “città del leone”).
Singapore è un arcipelago di circa 60 isole separato geograficamente dalla Malesia dallo Stretto di Johor e oggi è il quarto principale centro finanziario del mondo e una delle principali realtà cosmopolite. Ma la sua storia è travagliata fino almeno alla costituzione della Repubblica di Singapore nel 1965: i Cinesi nel II secolo la chiamavano Isola alla fine (della Malaysia) poi vi arrivarono anche i Mongoli nel XIII secolo. Collocata al centro di un crocevia strategico per la navigazione e il commercio, Singapore ha certamente vissuto (e sfruttato) “l’epoca d’oro” della pirateria. La sua fortuna è stata anche quella di aver accentrato gli interessi coloniali dell’Olanda, della Francia Napoleonica e dell’Impero Britannico che dal 1828 la amministrò attraverso la Compagnia Inglese delle Indie Orientali. Attirati dalle esenzioni doganali, vi si trasferirono migliaia gli immigranti e Singapore divenne una fiorente colonia con base navale militare. La popolazione iniziò a crescere in misura esponenziale (nel 1860 superava già le 80.000 unità). Oggi vivono a Singapore oltre 5 milioni di abitanti, prevalentemente cinesi, malesi, indiani e altre discendenze di asiatici ed europei.
Le culture più locali e tradizionali sono radicate nei quartieri, ecco perché visitando la città è facile sentirsi in Cina, in India e poi ancora in una delle città più moderne al Mondo. Il quartiere più esteso in assoluto è China Town dove puoi perderti tra i mercati, botteghe di ogni genere, erboristerie e street food. Passando al contempo dal profano al sacro, si può visitare il tempio buddista Buddha Tooth Relic Temple, quello indiano Sri Mariamman e la moschea Jamae, a conferma del clima di armonia e rispetto che c’è a Singapore.
Passeggiando per Little India ci si dimentica di essere a Singapore, tutto cambia: persone, prodotti, colori, fiori, cibo e luoghi sacri. Visitare (scalzi) il tempio Sri Veeramakaliamman è un’esperienze suggestiva.
Poi c’è il quartiere “istituzionale”, Colonial District, dove si concentrano tutti gli edifici pubblici e i musei più importanti. Tiong Bahru è il quartiere più giovane e mondano.
A Marina Bay, un’area enorme recuperata dal mare che ha dato vita al nuovo waterfront della città, si staglia il famoso (quanto discutibile) progetto architettonico Marina Bay Sands, tre grattacieli sovrastati da una nave con tanto di palme, infinity pool e locali “bling bling”. Ai piedi, affacciato sulla baia, The Shoppes è uno dei centri commerciali di lusso più grandi mai visti.
Qui sorgono anche Gardens by the Bay uno splendido ed enorme parco pubblico all’interno del quale ci sono le due serre più grandi al mondo – il Flower Dome e la Cloud Forest – e gli spettacolari Super Trees. Ricercata anche l’offerta gastronomica. Viene chiamata Peranakan la cultura più locale e tradizionale di Singapore, nata dall’unione delle culture cinesi e malesi. Il mix di tradizioni, pur mantenendo l’impostazione Peranakan trova anche soluzioni contemporanei e ricercate in alcuni locali gourmand, come il Candlenut (Block 17A Dempsey Road), il primo ristorante stellato di cucina Peranakan, oppure il Pollen situato nel giardino botanico di Marina Bay. Come alternative, cena al China Club, locale esclusivo con una spettacolare vista sulla città o pranzo all’indiano Samy’s Curry Restaurant.
A Singapore non mancano di certo i grandi Hotel di lusso ma il fascino retrò del Raffles Hotel resta immutato da 130 anni.
Il Raffles è legato alla storia di Singapore, ai contrasti del suo sviluppo coloniale, al passaggio di decine di avventurieri, mercanti, scrittori, attori e teste coronate (nel 2006 vi soggiornarono anche i principi inglesi William e Kate). E’ al Long Bar del Raffles che i proprietari delle piantagioni si ritrovano per discutere di affari, bere alcol e mangiare noccioline (i cui gusci venivano gettati a terra e rimossi solo a notte fonda !) in un’atmosfera di crescente euforia che ancora oggi si può in qualche modo rivivere. La Bar & Billiard room, la sala biliardo, è un’altra icona del Raffles. Si narra che vi fosse stata uccisa anche una tigre, penetrata notte tempo a rivendicare uno spazio che sentiva evidentemente proprio. Oggi, il Raffles Hotel sta beneficiando di importanti interventi di ammodernamento e restauro e resterà sempre un punto di riferimento storico, un posto magico che ha resistito alla storia e alla natura. Per veri intenditori e viaggiatori ricercati.
Per un’esperienza di viaggio che, dopo Singapore, contempli un periodo di relax stanziale, basterà prendere un aereo per raggiungere la splendida e rinomata Bali a sud oppure dirigersi a nord sull’isola di Koh Phangan nel golfo di Siam (Thailandia), ancora da scoprire.







