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Fortunata l’Italia e fortunati anche gli italiani, se consapevoli dell’unicità del proprio Paese e capaci di apprezzarlo davvero. Non ci mancano davvero le attrazioni naturali, paesaggistiche, architettoniche e artistiche ma serve visitarle, osservarle, magari comprenderle e tutto ciò richiede anche volontà e impegno. E qui spesso emerge l’indolenza o l’ignoranza, quindi l’indifferenza.
I cittadini delle nostre città d’arte, salvo eccezioni, sono legati affettivamente alla propria città ma raramente ne conoscono anche approssimativamente storia e patrimonio culturale. Vero è che la profondità storica e la ricchezza artistica dell’Italia sono spesso così ampie che risulta impossibile dominarle ma almeno una leggera “infarinatura” bisognerebbe aspettarsela e invece spesso sono i turisti stranieri a saperne più di noi.
Firenze, lo sappiamo tutti, è un concentrato d’arte e di armonica bellezza conferitele da quell’imprinting rinascimentale che ne fanno un unicum mondiale. E’ visitando Firenze – in particolare la chiesa di Santa Croce – che Stendhal avvertì quel famoso “sbandamento”, quella esperienza emotiva conturbante dovuta all’influsso che l’arte ebbe su di lui. Certo, momenti storici (era il 1817), sensibilità e cultura molto differenti da quelle di oggi ma pur sempre significativi.
Bene allora che tutto sia ancora a disposizione del nostro interesse, in qualche caso anche meglio mantenuto o restaurato dai segni del tempo e dalle calamità naturali (pensiamo all’alluvione del 1966). Certamente sono andate scomparendo alcune tradizioni artigianali e commerciali legate ad un vissuto alto-borghese ed internazionale che Firenze ha sempre avuto ma questo fa parte della storia.
E allora riprendiamo passione alla bellezza che ci circonda e torniamo a Firenze da viaggiatori interessati che, selettivamente ma ripetutamente, visitano o riscoprono la sua intramontabile bellezza. Partiamo ad esempio dalla Basilica di Santa Maria Novella, non fosse altro perché vicinissima alla omonima stazione ferroviaria!  La basilica e le rispettive pertinenze conventuali risalgono alla metà del 1300 ed ospitavano l’Ordine Domenicano insediatosi lì già precedentemente. Presso di loro si dice che Dante andasse spesso a discutere tematiche teologico-religiose. La grazia estetico-architettonica della facciata è davvero unica, una fusione di stile romanico e gotico-rinascimentale resa ancor più affascinante dai marmi policromi che il sole del pomeriggio accende.
Lasciatevi prendere dalla suggestiva alchimia di spazi, misure, volte a crociera e archi acuti, colonne, colori, cappelle affrescate dai maggiori artisti dell’epoca (Ghirlandaio, Buonarroti, Bronzino, Lippi) e naturalmente pitture parietali, fra le quali spicca la Trinità di Masaccio: una forte sensazione di “avvolgenza” artistica dominata dello stupendo Crocifisso di Giotto del 1290, restaurato e collocato alla fine della navata centrale.
Se ci andrete, prendetevi un tempo più lungo di quanto pensate perché la vostra visita risulti accurata e completa; non vanno tralasciati i tre chiostri monumentali (Grande, Verde, dei Morti), la Sala Capitolare o Cappellone degli Spagnoli, il Refettorio interamente affrescato con scene dei Domenicani intenti a contrastare le eresie. Sul Chiostro Grande si apre anche l’ingresso originario della antica Officina farmaceutica, la più antica farmacia d’Europa, oggi Farmacia di Santa Maria Novella (ingresso da via della Scala) notissima per i suoi prodotti officinali e di profumeria venduti in ambienti di grande fascino.
Stanchi ma appagati, terminate in bellezza – appunto – concedendovi il piacere di un Afternoon Tea come la vasta comunità inglese di Firenze era abituata a fare. Per restare avvolti da un contesto storico, suggerisco il Four Seasons Firenze (Borgo Pinti 99) affacciato sul Giardino della Gherardesca. Gli ambienti e gli straordinari addobbi in periodo natalizio sono davverointriganti e non meno qualitativi del servizio offerto. Un’esperienza da fare.

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